
Porta il Cuore dove ti Va: Le più potenti strategie e tecniche di Cambiamento
Copertina flessibile.
Porta il cuore dove ti va: scopri le strategie per trasformare la tua vita e vivere con felicità e consapevolezza
Hai mai sentito che qualcosa ti blocca tra ciò che desideri fare e ciò che effettivamente realizzi? Questo libro ti accompagna in un viaggio di scoperta per colmare quel divario e raggiungere il cambiamento che hai sempre desiderato.
In Porta il cuore dove ti va, imparerai come funzionano le dinamiche tra mente e corpo grazie a due potenti strategie operative: Upnosi e P.e.s.a.r.. Basate sulle più recenti scoperte delle neuroscienze e della psicologia, queste tecniche ti forniscono strumenti pratici per superare le barriere mentali, risolvere problemi e raggiungere i tuoi obiettivi in modo rapido ed efficace.
Scoprirai:
- Le leggi universali che governano la trasformazione della volontà in azione.
- Come costruire strategie pratiche per il cambiamento e il miglioramento personale.
- Tecniche pronte all’uso per aiutare te stesso e gli altri a vivere una vita più soddisfacente.
Se desideri migliorare il tuo mindset e intraprendere un percorso verso una felicità duratura, questo libro è la guida pratica e illuminante che stavi aspettando.
Porta il cuore dove ti va: il primo passo per creare il cambiamento parte da te.
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Il dialogo strategico-performativo
Formato Kindle
Il Dialogo strategico performativo è una tecnica dialogica semplice ed efficace, ma dagli effetti dirompenti. Parte integrante del modello di Counsel Coaching Breve Strategico, diventa lo strumento “chirurgico” per condurre singoli o gruppi di persone a risolvere problemi e a raggiungere i propri obiettivi in tempi rapidi, quasi da risultare miracoloso. Grazie a questa modalità comunicativa strategica, la persona cambia la sua modalità disfunzionale di percepire la realtà, e di conseguenza mutano anche la sua reazione, i suoi comportamenti di fronte a quegli eventi che fino ad allora l’avevano ingabbiata nelle difficoltà. Lo scopo del Dialogo Strategico Performativo, strutturato come sintesi evoluta del linguaggio ipnotico e della pragmatica della comunicazione umana, è quello di condurre persone a percepire diversamente le loro realtà problematiche. “La realtà non è ciò che accade ma ciò che facciamo con ciò che ci accade”. Una forma evoluta di comunicazione, capace non solo di far “capire razionalmente” ma soprattutto di far “sentire suggestivamente” ciò che si vuol indurre nei nostri interlocutori; parafrasando le parole di Austin, un linguaggio performativo che si sostituisce a quello ordinario indicativo: ovvero, il passaggio da una comunicazione che spiega a una che induce a fare, trasformando ostacoli insormontabili nel primo passo di un processo di cambiamento che porterà velocemente alla soluzione di un problema o al raggiungimento di un obiettivo.
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Disconosci te stesso! P.E.S.A.R., il metodo che Platone non volle tramandare
Copertina flessibile.
Non conosciamo noi stessi, e continuando a ignorare noi stessi ci precludiamo lo sfruttamento delle nostre reali potenzialità. Attraverso il metodo p.e.s.a.r. possiamo trasformare i nostri desideri in realtà, riprogrammare i nostri schemi mentali e comportamentali per essere più efficaci e felici. L’antico motto “conosci te stesso”, se bene inteso e se preceduto dal disconoscimento delle nostre false personalità, è in realtà una via precisa, concreta, per godere dei meravigliosi doni che la natura ci ha riservato. In un sogno lucido, dove l’autore ospita il più famoso dei filosofi, si snoda un dialogo dagli esiti sorprendenti. Il lettore è condotto in una dimensione superiore, da cui potrà osservare e conoscere se stesso e il mondo che lo ospita.
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Eccellente mente
Copertina flessibile.
“Apprendere, memorizzare e comunicare: lo facciamo dall’inizio alla fine della nostra vita. Esistono, peraltro, strategie e tecniche per farlo a livelli straordinari…” (P. Vocca).
Questo articolo è acquistabile con Carta Cultura Giovani, Carta del Merito, Carta del Docente e/o Carta della Cultura quando venduto e spedito da Amazon.
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Dal contenuto al processo: un modello integrato di intervento strategico sui sistemi decisionali
Una prospettiva evolutiva sulla consulenza strategica
Nella pratica professionale contemporanea, soprattutto nei contesti ad alta complessità decisionale, emerge con sempre maggiore chiarezza un dato ricorrente: molte difficoltà non dipendono dalla mancanza di informazioni o di competenze, ma dalla struttura dei processi attraverso cui le decisioni vengono generate e mantenute nel tempo.
In altre parole, il problema non è “cosa si pensa”, ma come il pensiero si organizza nel processo decisionale.
Da questa osservazione nasce un modello di intervento integrato che combina differenti tradizioni teoriche e operative, con l’obiettivo di intervenire non sul contenuto dei problemi, ma sulla loro dinamica processuale.
- Il contributo dell’approccio strategico e solution-focused
Una prima matrice fondamentale è rappresentata dal modello di intervento strategico breve sviluppato in Italia da G. Nardone, insieme all’approccio solution-focused di S.de Shazer.
Entrambi gli approcci condividono un punto centrale:
il problema non si mantiene per le sue cause originarie, ma per i tentativi ripetuti di soluzione che lo alimentano.
In questa prospettiva, l’intervento efficace non consiste nell’analisi estensiva del contenuto del problema, ma nell’identificazione e nella modifica delle sequenze comportamentali e cognitive che lo perpetuano.
Il focus si sposta quindi dal “perché” al “come”.
- Il livello delle “trance quotidiane” e dei pattern automatici
Un ulteriore contributo significativo proviene dalla prospettiva delle cosiddette “trance quotidiane”, sviluppata da S.Wolinsky.
In questo modello, molti processi mentali ricorrenti (sia a livello individuale che di gruppi) vengono interpretati come stati di assorbimento automatico, in cui l’individuo non è pienamente consapevole della sequenza interna che sta guidando la propria esperienza.
Questi stati non sono eccezionali, ma ordinari: si manifestano ogni volta che un pensiero, una preoccupazione o una strategia mentale si auto-riproduce senza controllo consapevole.
Da questa prospettiva, il lavoro strategico consiste nel rendere visibile ciò che normalmente opera in modo automatico.
- Il ruolo dell’immagine di sé nei processi decisionali
Un ulteriore livello del modello è rappresentato dal contributo di M. Maltz, in particolare per quanto riguarda il concetto di immagine di sé.
Secondo questa prospettiva, i comportamenti non sono determinati solo da valutazioni razionali, ma dalla coerenza con la rappresentazione interna che l’individuo (ma anche il gruppo) ha di sé stesso.
In molti casi, i blocchi decisionali non derivano da un’analisi del rischio, ma da una necessità implicita di mantenere coerenza con la propria identità percepita.
Questo introduce un elemento fondamentale:
le decisioni non sono solo atti logici, ma anche atti di continuità identitaria.
- Il principio processuale: dal contenuto alla struttura
Un ulteriore elemento centrale del modello è il principio secondo cui l’efficacia dell’intervento non dipende dal contenuto della decisione, ma dalla struttura del processo decisionale.
Come osservato nella pratica giuridica e nei contesti decisionali complessi da alcuni approcci professionali, tra cui quello dell’avvocato Paolo Vocca, il punto critico non è la qualità dell’argomentazione, ma la sequenza attraverso cui l’argomentazione viene elaborata, filtrata e trasformata in azione.
In questa prospettiva:
non è il contenuto della scelta a determinare il blocco, ma la forma del processo che la produce.
- Un modello integrato di intervento sui processi decisionali
Dall’integrazione di questi contributi emerge un modello operativo che può essere sintetizzato in quattro assi fondamentali:
- analisi della sequenza decisionale reale
- individuazione dei pattern automatici ricorrenti
- identificazione dei punti di auto-mantenimento del blocco
- intervento sulla struttura del processo, non sul contenuto
L’obiettivo non è modificare “cosa pensare”, ma intervenire su come il pensiero si organizza nel tempo e nelle sequenze decisionali.
Conclusione
In contesti ad alta complessità professionale, il problema non è quasi mai la mancanza di alternative, ma la difficoltà di attraversare in modo fluido il processo che porta dalla valutazione all’azione.
Un approccio realmente strategico non interviene quindi sulla moltiplicazione delle opzioni, ma sulla semplificazione della struttura che le governa.
Il cambiamento, in questa prospettiva, non è il risultato di una nuova comprensione del problema, ma della trasformazione del processo che lo genera.
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